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Museo di Palazzo Ducale a Venezia

Il Museo di Palazzo Ducale Venezia: la storia, gli orari, i contatti, il costo e l'acquisto dei biglietti e le informazioni utili per la visita.

Museo di Palazzo Ducale a Venezia
Museo di Palazzo Ducale - Piazza San Marco 1, San Marco - Venezia

Il Museo Civico di Palazzo Ducale è ospitato nell'omonimo palazzo situato nella splendida Piazza San Marco; posto a fianco della Basilica fronteggia anche il Bacino San Marco. Sede politica della Serenissima e casa dogale ospita un percorso espositivo di tipo storico architettonico imprescindibile per ogni visitatore attento della città di Venezia. Il Museo fa parte del circuito dei Musei Civici Veneziani ed è uno dei monumenti più visitati di Venezia (più di 1 milione all'anno). Vi si organizzano anche mostre d'arte durante l'anno.



Dopo l'entrata dalla Porta del Frumento, situata sotto il porticato che fronteggia il Bacino San Marco al lato del Ponte della Paglia, il visitatore inizia il percorso con il Museo dell'Opera; quindi passa attraverso il cortile con la Scala dei Giganti e l'Orologio opera di Bartolomeo Manopola (1615), salendo alle sale superiori del Palazzo dove si possono visitare l'Appartamento del Doge e le Stanze Istituzionali come la Sala del Maggior Consiglio; sfrutta momenti indimenticabili con il passaggio panoramico sulle Logge rinascimentali e conclude la sua visita con il suggestivo passaggio sul Ponte dei Sospiri per vedere le Prigioni in cui furono trattenuti Casanova e Silvio Pellico. Un'ultima tappa è rappresentata dall'Armeria.

A fianco di questo itinerario ufficiale è possibile anche un itinerario segreto di Palazzo Ducale; da effettuarsi su prenotazione e in piccoli gruppi per conoscere gli ambienti più piccoli in un percorso di rara suggestività che offre passaggi segreti, per la gioia dei più piccoli, e curiosità storiche molto ricercate per i visitatori più appassionati alla storia della Serenissima.

Museo dell'Opera

L'Opera era l'ufficio preposto ai lavori di conservazione di cui il palazzo ebbe bisogno nei secoli. Nel 1875 fu realizzato un grande lavoro di restauro durante il quale furono sostituiti con delle copie 45 capitelli del colonnato del portico al piano terreno e del loggiato. Ora sono conservati al Museo dell'Opera, insieme ad altri reperti scultorei del periodo medievale; in sala 1 si può vedere un bel capitello trecentesco con Salomone e i 7 sapienti a rappresentare le arti liberali: Prisciano la grammatica, Aristotele la dialettica, Cicerone la retorica, Pitagora l'artimetica, Euclide la geometria, Tublkain la muscia, Tolomeo l'astrologia. Salomone rappresenta la sapienza di Dio: data di realizzazione è il 1344. La sala 2 preserva capitelli un tempo sul portico sul lato della Piazzetta; uno di questi rappresenta le arti meccaniche incarnate dalle figure di uno scalpellino, un'orefice, un contadino, un falegname, un ciabattino, un fabbro, un notaio, un pesatore di cereali. La sala 3 conserva capitelli del Trecento tra cui il capitello di un tempo in Piazzetta sotto il gruppo di Adamo ed Eva, e il capitello dei vizi capitali: superbia, accidia, lussuria, invidia, avarizia, ira e gola. C'è anche la vanità, percé un tempo era vizio capitale poi confluito nella superbia. Le sale successive presentano ancora una serie di capitelli e colonne antiche poste un tempo nel portico mentre la sala 6 ospita 29 capitelli del loggiato. Salta agli occhi la differenza dell'impianto scultoreo che qui si fa decorativo e meno allegorico e narrativo perché l'immagine, che per gli occhi di un cittadino medievale assumeva importanza fondamentale, posta al primo piano era troppo distante dal popolo per assolvere alla propaganda e al suo compito di educazione civica e religiosa.
In questa sala si conserva anche l'architrave originale della Porta della Carta, con l'inscrizione OP.BARTOLOMEI, ossia opera di Bartolomeo da Bon tra il 1439 e il 1442, come recita l'Archivio di Stato ai Frari: " ...la qual porta fu lavorada de man de maestro Bortolo Tajapietra da Santa Maria dell'Orto." Costo 1700 ducati.

Il cortile

Presenta un doppio ordine di colonne, al piano terreno e al loggiato, su tre lati e nel lato basilica una facciata con orologio (1615). Al centro ci sono due vere da pozzo cinquecentesche in bronzo, opera di Gian Francesco Alberghetti (1559) e di Nicolò dei Conti (1556). A fianco dello scalone si vede l'Arco di Trionfo del Doge Francesco Foscari (1423-1457). Sulla destra si eleva la Scala dei Giganti, l'entrata d'onore al palazzo, con in cima le statue di Nettuno a destra e Marte, opera del Sansovino (1565), rappresentanti il potere sul mare e in terra della Serenissima. A destra della Scala si vede il Cortile dei Senatori, ambiente in cui si radunavano prima delle riunioni. Sotto al porticato si vede la Scala dei Censori (1525) dello Scarpagnino.

Le Logge

Saliti la Scala dello Scarpagnino si accede alle logge, oggi sede di differenti uffici museali, dove una volta c'erano gli uffici di varie magistrature e si vedono ancora le boche de leon che ricevevano delazioni segrete ma non anonime (queste non venivano considerate) che allertavano Inquisitori e il Consiglio dei 10. Attraverso la Scala D'Oro, affiancata da un Ercole che uccide l'idra e un Atlante che regge la volta celeste di Tiziano Aspetti (1559–1606).

Appartamento del Doge - aperto solo per mostre temporanee

Dopo l'incendio del 1483 queste sale assunsero l'aspetto attuale; erano destinate sia alla vita pubblica sia alla vita privata del doge. Si tratta di 20 sale poste sopra e sotto il piano centrale in uso fino alla caduta della Serenissima. Qui ogni doge, dopo l'elezione, portava con sè effetti personali e oggetti di arredo che venivano rimossi dagli eredi dopo la sua morte. Oggi ospitano un percorso dedicato alla figura storica del doge nel millennio della Repubblica. La Sala degli Scarlatti radunava i consiglieri ducali. Al soffitto, opera di Pietro e Biagio di Faenza (gli stessi della Sala dell'Albergo della Scuola Grande di San Marco), campeggia lo stemma del doge Andrea Gritti (1523-28), mentre sopra la porta si vede scolpito il grande predecessore Leonardo Loredan (1501-1521) e sulla cappa c'è lo stemma dei Barbarigo (dogi con Marco e Agostino dal 1485 al 1501). Al di sotto il camino è opera cinquecentesca di Tullio e Antonio Lombardo.
La Sala dello Scudo prende il nome dalla tradizione di esibire lo scudo del doge durante le udienze; quello visibile è di Ludovico Manin, ultimo doge in carica nel 1797. Alle pareti le carte geografiche illustrano i possedimenti della Serenissima e le scoperte geografiche riconducibili a Nicolò e Antonio Zen (esplorarono la Groenlandia e forse arrivarono in Nord America nel 1390) e a Alvise Da Mosto (1432–1483), scopritore di alcune Isole di Capo Verde nel 1456. I due mappamondi sono del Cinquecento e rappresentano la Terra e il Cielo.
La Sala Grimani prende il nome dalla famiglia patrizia che diede tre dogi alla Serenissima, lo stemma qui è quello del doge Marino Grimani (1595-1605), committente anche del fregio che corona il soffitto, che invece risale ai dogi Barbarigo (1485-1501) il cui stemma si ritrova sul camimo, opera dei Lombardo. Sempre a un doge (Francesco, 1631-46) è intitolata la Sala Erizzo che presenta lo stemma sopra la cappa e un fregio a motivi militari. Al doge Pietro Grimani (1741-52) e a Marino Grimani (1595-1605) si deve la decorazione a stucchi che dà il nome alla sala mentre del doge Antonio Priuli (1617-23) è lo stemma sul caminetto. Dalla Sala degli Stucchi partiva un camminamento, demolito nell'Ottocento, che la univa alla Canonica di San Marco, oggi Palazzo del Patriarca, visibile a sinistra della Basilica di San Marco.
La Sala dei Filosofi è così detta per 12 immagini presenti fino al Settecento poi sostituite con immagini di dogi. Da questa sala il doge, attraverso una scala, raggiungeva le riunioni del Senato al piano superiore. Vi sono poi alcune sale identificate con la cerimonia dell'udienza, e la Sala degli Scudieri dove facevano i turni di guardia gli scudieri, corpo di guardia personale del doge. Da qui un portale monumentale quattrocentesco conduce alla Scala D'Oro.

Scala D'Oro

Lo scalone proseguiva l'antica direzione di entrata al palazzo dopo la Scala dei Giganti. Vi si entra attraverso un portale monumentale, con la statue di Ercole che uccide l'idra a sinistra e Atlante che regge il mondo a destra, entrambe di Tiziano Aspetti (1559-1606), poste sopra a robuste colonne con trabeazione e arco centinato interrotto dallo stemma del doge Andrea Gritti (1523–38). Il Gritti in realtà vide solo la scala in legno precedente mentre la Scala D'Oro fu costruita a partire dal 1555 su progetto di Jacopo Sansovino con i dogi Lorenzo (1556-59) e Girolamo Priuli (1559-67), e terminata da Antonio Abbondi detto lo Scarpagnino (?–1549). Nel 1557 poi Alessandro Vittoria realizzò la decorazione delle volte a botte dello scalone in stucco bianco e oro a 24 carati. La prima rampa è dedicata alla Cipride, ossia Venere, e ricordava quindi a chi entrava la conquista veneziana di Cipro. Un'altra scena è dedicata a Nettuno, raffigurato sempre a Venezia per ricordare l'egemonia della città sui mari.
La Scala D'Oro fu restituita all'antico splendore nel 2008 grazie a 200 mila euro di finanziamento offerti da Bulgari.

Sale Istituzionali

Salendo la Scala D'Oro, il percorso entra quindi, dal secondo piano e passando per l'Atrio Quadrato, nelle sale dedicate alla gestione della politica. L'atrio svolgeva una funzione di sala d'attesa per i membri del governo, e presenta al soffitto un'opera di Tintoretto raffigurante Il doge Girolamo Priuli riceve dalla Giustizia la bilancia e la spada. Altre opere con soggetto biblico decorano la sala che risale giusto al dogado Priuli (1559-67).
Leggi tutto l'articolo sull'Atrio Quadrato

Sempre una sala d'attesa era la bella Sala delle 4 Porte risistemata, dopo l'incendio del 1574, chiamando per l'architettura Andrea Palladio e Gianantonio Rusconi (1500–1578) prima e Antonio Da Ponte poi (1512–1597) - il progettista del Ponte di Rialto - e per la pittura Jacopo Robusti detto Il Tintoretto (1518-1594) e Nicolò Bambini (1651-1739); i loro dipinti sono incorniciati da stucchi di Giovanni Battista Cambi detto Il Bombarda.
Il ciclo pittorico del soffitto s'ispira alla fondazione di Venezia, alla sua indipendenza e al dominio su mare, alla missione storica della città e dei suoi patrizi nei secoli.
La decorazione pittorica delle pareti include episodi storici trova al centro - L'Arrivo a Venezia del Re Enrico III (1593) di Andre Michieli detto Il Vicentino (1542-1617) e Il doge Antonio Grimani in adorazione della Fede e San Marco in gloria (1555-76) di Tiziano Vecellio.
Sopra un cavalletto Venezia che riceve da Nettuno i doni del mare (1740) di Giambattista Tiepolo.
Leggi tutto l'articolo sulla Sala delle Quattro Porte

Un'altra anticamera, ma destinata all'attesa delle ambascerie è la Sala dell'Anticollegio, anch'essa restaurata dopo il 1574 su progetto di Andrea Palladio (1508–1580) e Gianantonio Rusconi (1500–1578) prima e terminata da Antonio Da Ponte poi (1512–1597), il progettista del Ponte di Rialto.
Giovanni Battista Cambi detto Il Bombarda qui firma la volta a botte del soffitto, con stucchi bianchi e in oro zecchino, dove al centro si staglia un affresco ottagonale di Paolo Caliari detto Il Veronese intitolato Venezia distribuisce onoreficenze (1577). A destra in ovale L'Abbondanza, a sinistra in ovale La Giustizia, sopra La Meditazione e sotto La Navigazione, affreschi tutti firmati da Marco D'Angelo Del Moro (1537–1586).
Tutto attorno corre un bel fregio sopra alle pareti - una volta a riquadri in cuoio - dove nel 1716 sono state collocate le tele del Tintoretto che stavano nell'Atrio Quadrato; si tratta di Lo sposalizio di Bacco e Arianna alla presenza di Venere, La fucina di Vulcano, La Pace, la Concordia e Minerva che scaccia Marte, Mercurio e le Grazie tutte dipinti nel 1576. Si tratta di un ciclo allegorico sulla saggezza del governo della Serenissima.
Le opere del Tintoretto qui sono accompagnate alle pareti da un'opera (1578) del Veronese Ratto di Europa e Ritorno di Giacobbe di Jacopo Bassano (1515–1592).
Il camino è opera di Vincenzo Scamozzi (1548–1616) e mostra due telamoni, attribuiti a Girolamo Campagna (1549–1625), mentre superiormente è scolpito il bassorilievo Venere che chiede armi a Vulcano nel 1586 di Tiziano Aspetti (1559–1606).
Attraverso una porta monumentale, con colonne corinzie e gruppo scultoreo di Alessandro Vittoria superiormente raffigurante Venezia fra la Concordia e la Gloria, si entra nella Sala del Collegio.

Una porta monumentale con una scultura di Alessandro Vittoria conduce alla Sala del Collegio, dove si riunivano i Savi e la Signoria. I Savi (fondato nel 1380), in principio uno per ogni sestiere, crebbero di numero includendo 5 Savi per la Terraferma e 5 Savi agli Ordini (responsabili della flotta e dei domini di mare); erano i ministri della Repubblica. La Signoria (composta dal doge e dal Minor Consiglio ossia dai 6 aiutanti del doge, uno per ogni sestiere, e dai 3 capi della Quarantia (fondata nel 1179), responsabile della gestione del giustizia, del fisco e delle nomine dei nuovi membri del Senato e del Maggior Consiglio). Quando il Collegio era presieduto della Signoria assumeva il nome di Pieno Collegio. Il Collegio regolava e coordinava il lavoro del Senato, che si riuniva nella sala adiacente, ricevendo ambascerie e dando atto alle lettere ducali e ai decreti dello Stato.
Una sala così importante doveva avere una decorazione che comunicasse ai visitatori stranieri gli ideali della Repubblica; su progetto architettonico del Palladio (1508–1580) e di Giovanni Antonio Rusconi (1500–1578), in un soffitto ligneo intagliato opera di Francesco Bello e Andrea da Faenza (a bottega da Palladio) s'inserisce qui un ciclo pittorico di Paolo Veronese.
In questo programma pittorico il governo della città si affida alla Fede contorniata dalle Virtù, la Fede forza della Repubblica è al centro, a fianco verso la tribuna Venezia in trono con la Giustizia e la Pace (1575-78), verso la Sala dell'Anticollegio Marte e Nettuno (1575-78) dietro a cui emerge il campanile di San Marco.
Ci sono poi 8 dipinti laterali a forma di T e angolari a forma di L che rappresentano le Virtù del Buon Governo identificate dalla simbologia che le accompagna; nell'angolo verso la tribuna: sotto a L si vede La Fedeltà (cane), sopra La Prosperità (cornucopia); lateralmente a T sotto La Mansuetudine (agnello), sopra La Vigilanza (gru); a fianco La Semplicità e La Purezza (ermellino) sotto, sopra La Dialetttica e L'Industria (ragnatela), infine a L sotto La Ricompensa (dado e corona), sopra La Moderazione (acquila). Tutti dipinti da Paolo Veronese nel triennio 1575-78.
Alla parete, sopra allo scranno del doge, una Battaglia di Lepanto ricordava a tutti il grande successo di Venezia contro i Turchi (1571) con ammiraglio il doge Sebastiano Venier, che si ritrova nella tela del Veronese Ritratto votivo del doge Sebastiano Venier.
In sala altre due tele del Tintoretto: Andrea Gritti, assistito da S. Marco, dinanzi a Maria e ai Ss. Bernardino, Luigi e Marina e Nozze mistiche di Santa Caterina alle quali assiste il doge Francesco Donà circondato da Prudenza, Temperanza, Eloquenza e Carità.
Il grande e meraviglioso camino, anche qui come nella sala precedente, è opera di Girolamo Campagna (1549–1625); qui i telamoni raffigurano Ercole e Mercurio.

Tra la Sale del Collegio e la Sala delle 4 Porte ci sta la Sala del Consiglio dei Pregadi, oggi del Senato, così chiamata perché i suoi membri erano invitati o "pregati" per iscritto a riunirsi per dare il loro parere. Il Senato, creato nel 1229, era composto dai Pregadi, 60 membri eletti annualmente dal Maggior Consiglio tra i patrizi che si erano distinti per valore, affiancati dalla Zonta (20 senatori dal 1279 eletti se necessario; stabili e annuali dal 1506 in numero di 60) e presieduto dal Doge; mentre i suoi lavori erano preparati dal Collegio dei Savi. Tutti i senatori vestivano di rosso. Nel corso dei secoli successivi solo le famiglie patrizie più ricche e potenti ebbero accesso al gruppo dei senatori.
In questa sala c'erano capolavori del Carpaccio, Giorgione e Tiziano andati in fumo nel 1574; l'impianto successivo vide protagonisti Tintoretto, Jacopo Palma il Giovane e Marco Vecellio, nipote di Tiziano. Al centro del soffitto Venezia seduta tra gli dei riceve i doni del mare di Tintoretto (1584) che firmò anche la tela sopra lo scranno del doge che rappresenta Il Cristo morto adorato dai dogi Pietro Lando e Marcantonio Trevisan (1580); ai suoi lati a sinistra Il doge Francesco Venier presenta le città sottomesse a Venezia di Palma il Giovane (1595) e a destra Il doge Pietro Loredan mentre supplica la Vergine sempre di Palma (1595). Un dipinto ricorda poi il successo diplomatico di Venezia nonostante le sconfitte militari contro la Lega di Cambrai, Allegoria della vittoria sulla Lega di Cambrai (1590).

La Sala del Consiglio dei Dieci presenta una decorazione anteriore di almeno 20 anni, dove un giovane Paolo Veronese, allievo del Ponchino, realizzò 3 delle 25 tele che alloggiano nelle cornici del soffitto ligneo. Il ciclo con divinità e allegorie ricorda lo scopo a cui era preposto il Consiglio, ossia punire il crimine. Al centro Giove che fulmina i vizi di Veronese, copia del dipinto rubato da Napoleone nel 1807 che ora sta al Louvre.
Il Consiglio dei Dieci nacque il 10 luglio 1310 in risposta alla congiura di Bajamonte Tiepolo ma, permanendo il pericolo dei fuoriusciti dal Maggior Consiglio (dopo la Serrata del 1297) per decenni e di possibili ritorni alla congiura, divenne stabile (20 luglio 1335) ed eletto annualmente dal Maggior Consiglio, in numero di 10 patrizi scelti dal Consiglio dei Pregadi o Senato a cui si aggiungeva il doge e il suo Minor Consiglio di 6 patrizi; 17 patrizi in tutto - come i semicerchi della sala - che discutevavo sulle indagini e sui processi in corso contro i nemici dello Stato. Fu il Consiglio a decidere l'esecuzione del Doge Marin Falier (1355), reo di voler creare una monarchia ereditaria.
Gli altri dipinti: Vecchio orientale e giovane donna (in ovale) e Giunone offre il corno ducale, gemme e oro a Venezia di Paolo Veronese (1554-56); Venezia sul globo e sul leone (in ovale) e Venezia o Venere tra Marte e Nettuno di Giambattista Zelotti; Mercurio e Minerva di Giambattista Ponchino.

Per chi facesse il Percorso degli Itinerari Segreti attraverso un armadio si entra nella Sala dei Tre Capi; a questi, eletti mensilmente dal Consiglio dei Dieci, spettava il compito di aprire le lettere e convocare il Consiglio per istruire il processo. Qui vi sono opere di Tintoretto, Veronese, Giambattista Ponchino e Giambattista Zelotti tra cui Vittoria della Virtù sul Vizio.

Il candidato a sottomettersi al processo da parte del Consiglio dei Dieci entrava nella successiva Sala della Bussola, detta così per la presenza di una bussola in legno sormontata dalla statua della giustizia, e da qui nella Sala dei Tre Capi, in quella del Consiglio dei X e nella Sala degli Inquisitori (questi erano magistrati, eletti fra il Consiglio dei Dieci e i Consiglieri del Doge, che garantivano la sicurezza del Segreto. Furono istituiti nel 1539 in seguito a una fuga di segreti di Stato ad opera di un ambasciatore francese. Erano temuti poiché potevano applicare metodi di tortura. Qui vi sono dipinti del Tintoretto).
In questa sala, con dossali lignei alle pareti si vede un caminetto disegnato dal Sansovino (1554) mentra a soffitto c'era un dipinto di San Marco e le Virtù teologali di Paolo Veronese trafugato, ora al Louvre.

Dala Sala della Bussola si passa all'Armeria, composta da tre sale in cui dal XV secolo si custodivano armi e munizioni pronte per essere usate dalle guardie del palazzo a cui, in certe occasioni, si sommavano gli arsenalotti, maestranze specializzate dell'Arsenale. Alla fine della Repubblica l'Armeria fu saccheggiata da Napoleone e molti pezzi furono dispersi. Oggi se ne contano circa 2.000.
La Sala I prende anche il nome del condottiero Erasmo da Narni detto il Gattamelata, condottiero che difese Venezia, per l'armatura qui esposta insieme ad altre cinquecentesche, spade, balestre e lanterne di navi turche.
La Sala II presenta uno stendardo sottratto ai Turchi a Lepanto nel 1571 e un'armatura appartenuta al re francese Enrico IV e un'armatura per testa equina, spade e alabarde. Queste ultime si ritrovano nella Sala III insieme a un archibugio a 20 canne da fuoco (XVI sec.) e a un cannone decorato (XVI sec.). La sala è intitolata al Doge Francesco Morosini (1688-1694), grande combattente a Candia e in tante isole del Mediterraneo ma anche responsabile del crollo del tetto del Partenone nel 1687. Il Senato gli conferì il titolo di il Peloponnesiaco e l'onore di questo busto - un tempo nella Sala del Consiglio dei X - con la dedica "Il Senato a Francesco Morosini, il Peloponnesiaco, ancora in vita". Ancora armi, accompagnate qui da strumenti di tortura, sono esposti nella Sala IV insieme alla cassetta del diavolo contentente 4 canne di pistola che sparano all'apertura della scatola.

L'itinerario prevede qui un passaggio attraverso il Ponte dei Sospiri, realizzato nel 1614 da un progetto dell'architetto Antonio Contin (1566–1600) nipote di Antonio da Ponte, il progettista del Ponte di Rialto. Il ponte è diviso in due corridoi che lo mettono in comunicazione con la Sala della Quarantia e con le Sale dell'Avogaria e col Parlatorio. C'è anche una scala interna che collega di sotto ai Pozzi, le prime prigioni, e superiormente ai Piombi, le seconde prigioni della città.

Dopo il ponte si trovano le Prigioni Nuove, volute dalla Serenissima per dare ai prigionieri condizioni migliori di detenzione, su progetto iniziato da Antonio da Ponte nl 1589 e terminato da Antonio Contin nel 1615. Si tratta del primo esempio di edificio isolato adibito a prigione di Stato. Le celle, anche se più aerate e luminose, tuttavia si rivelarono ancora molto dure per i prigionieri che qui furono incarcerati; tra loro Giacomo Casanova che riuscì a evaderne raccontandolo in un libro intitolato Storia della mia fuga dai Piombi.

Dall'Armeria si scende al primo piano e si entra nel Liagò (in veneziano una terrazza sospesa esposta al sole) dove sono esposte 3 sculture quattrocentesche che decoravano l'Arco Foscari del cortile: il Portascudo, Adamo ed Eva. Questo era lo spazio dove i patrizi si rilassavano nele pause delle lunghe sedute del Maggior Consiglio, momenti che certamente servivano a definire anche differenti strategie politiche.
Da qui si passa alla Sala della Quarantia dove sono esposti alle pareti dipinti del Seicento. Qui si riuniva la Quarantia, un'istituzione nata nel 1179 formata da 40 persone (scelti da 9 elettori nominati dalla Concio, antica assemblea popolare) che nominavano il Doge e rimanevano attivi con il Doge, il Senato e Il maggior Consiglio nel'amministrazione del potere. Dopo la Serrata del 1297 la Quarantia si occupò solo del vaglio e dell'approvazione delle nuove nomine del Maggior Consiglio e del Consiglio dei Pregadi, di materia fiscale e della Zecca di stato; infine dopo il 1380 assunse la carica di tribunale supremo e nel Quattrocento si divise in tre rami dividendosi in Quarantia criminal (la vecchia Quarantia, con dedica al ramo penale), Quarantia Civil (1441 poi divenuta Quarantia Civil Vecchia nel 1491, per il ramo civile), Quarantia Civil Nuova per la Terraferma nel 1491.

Storia

Le prime fondazioni di Palazzo Ducale risalgono al IX secolo quando il doge Angelo Partecipazio mosse la sede del governo dall'isola di Malamocco alla zona di Rivoalto o Rialto (810) e fece costruire una zona difensiva proprio in questo punto, il Palatium Duci. All'inizio non fu altro che un presidio del potere con finalità prettamente difensive della persona al comando in quel momento. Il palazzo si componeva di vari moduli a cui si accedeva da una porta fortificata che si trovava vicino al punto dell'esistente Porta della Carta; alcune resti di fortificazioni e di torri angolari sono sopravvissuti ancora oggi. Nel 976, durante una rivolta contro il doge Pietro IV Candiano, il forte fu dato alle fiamme ma fu subito ricostruito dal suo successore il doge e santo Pietro I Orseolo.

Ancora danneggiato da un incendio il palazzo fu ricostruito con il doge Sebastiano Ziani (1172-1178) ma questa volta con un assetto meno militare e più amministrativo. Ziani infatti si faceva portatore della nuova stagione politica della Serenissima che proponeva una gestione del potere oligarchica da parte delle famiglie patrizie. Anche di questa costruzione rimane ben poco ad esclusione di qualche pavimentazione in cotto a spina di pesce.

La struttura attuale cominciò a delinearsi con gli interventi realizzati nel XIV secolo sotto il doge Bartolomeo Gradenigo (1339–1343). Per l'occasione fu chiamato il pittore padovano Guariento a decorare la parete orientale della Sala Grande del Maggior Consiglio e Delle Masegne a realizzare le finestre. La facciata sul molo fu terminata nel 1404 mentre nel 1423 iniziarono i progetti dei lati di fronte alla Marciana e a lato della Basilica; in seguito fu realizzata anche la Porta della Carta (1438-1442)
Il Maggior Consiglio, massimo organo politico della Repubblica di Venezia, si riunì qui per la prima volta nel 1419.

Con il doge Francesco Foscari (1423 – 1457) si procedé a rinnovare anche la parte di Palazzo Ducale verso la piazzetta che doveva essere destinata all'amministrazione della giustizia. Di questo periodo è il completamento del cosiddetto Androne Foscari (1478-1485).

Nel 1483 fu la volta di un grande incendio che interessò il lato di Palazzo Ducale affacciato sul canale che al tempo ospitava l’Appartamento del Doge. Del reastauro s'incaricò dapprima Antonio Rizzo e quindi il maestro Pietro Lombardo. Di quest'ultimo è la firma di tutta la decorazione scultorea della facciata e della Scala dei Giganti. A lui successe Antonio Abbondi detto "lo Scarpagnino" il quale portò a compimento le decorazioni scultoree nel 1559. A questo punto Palazzo Ducale si può dire completato nella veste in cui lo conosciamo oggi.

Tuttavia gli incendi non si fermarono: nel 1574 e nel 1577 il fuoco portò la distruzione nella Sala dello Scrutinio e nella Sala del Maggior Consiglio portandosi via per sempre capolavori di Gentile da Fabriano, Pisanello, Alvise Vivarini, Bellini, Tiziano, Carpaccio; per la ricostruzione fu chiamato anche il Palladio in città ma si sa poco del suo influsso nel progetto.

Con lo spostamento delle antiche prigioni verso il sito attuale ad opera di Antonio Contin (1600), il quale le collegò a Palazzo Ducale tramite Ponte dei Sospiri, si liberarono alcuni importanti spazi adiacenti al cortile e per questo ne fu decisa una risitemazione significativa: fu costruito un porticato rinascimentale e a fianco dell’arco Foscari fu edificata una facciata in marmo con archi e un orologio su progetto di Bartolomeo Manopola (1615).

Passato indenne e placidamente attraverso il Settecento Palazzo Ducale vide la sua fine come sede del potere il 12 maggio 1797 quando il Maggior Consiglio sancì la fine della Serenissima sotto minaccia napoleonica e francese. Nell'Ottocento l'intero palazzo fu adibito a uffici amministrativi francesi prima e asburgici poi e fu anche sede della Biblioteca Nazionale Marciana.

Con l'annessione di Venezia all'Italia (1866) Palazzo Ducale divenne proprietà dello Stato Italiano ma dové attendere una nuova ristrutturazione e il 1923 per conoscere una nuova storia, quella moderna, di maggiore museo della città - secondo in Italia dopo i Musei Vaticani - con più di 1 milione e 400 mila visitatori che ogni anno entrano per la Porta del Frumento che fronteggia Bacino San Marco.

Come raggiungere Il Museo di Palazzo Ducale

Il Museo di Palazzo Ducale si trova a San Marco in Piazza San Marco. Da Rialto si raggiunge in 5 minuti a piedi.
Da Rialto, dalla Stazione e da Piazzale Roma si può prendere la linea 1 con fermata Vallaresso o San Zaccaria. Oppure la linea 2 (più veloce) con fermata San Zaccaria.

Guarda il Video dei Musei Civici del Museo di Palazzo Ducale

Alcune immagini di Palazzo Ducale a Venezia

Immagini: 1. Palazzo Ducale dallo stazio delle gondole in bacino; 2. Palazzo Ducale dal lato campanile; 3. Il Lato verso la Basilica; 4. 5. Porta della Carta; 6. Il cortile con la facciata dell'Orologio e l'Arco Foscari; 7. Il cortile con la facciata dell'Orologio e l'Arco Foscari nell'Ottocento; 8. Esecuzione di Marino Falier sulla 'Scala dei Giganti' di Francesco Hayez; 9. Commiato del figlio esiliato del doge Francesco Foscari di Fracesco Hayez; 10. Sala del Collegio di Francesco Guardi; 11. Dialettica di Paolo Veronese; 12. Ritratto votivo del Doge di Paolo Veronese; 13. Palazzo Ducale nella foto ottocentesca di Carlo Ponti.

Orario: dal 1 aprile al 31 ottobre dalle 8.30 alle 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.00); dal 1 novembre al 31 marzo dalle 8.30 alle 17.30 (ingresso consentito fino alle 16.30). Chiuso il 25 dicembre e 1 gennaio.
Ingresso
: con MUSEUM CARD ( biglietto cumulativo per tutti i Musei Civici aperti e quelli collegati); intero € 20; ridotto € 13 (ragazzi da 6 a 14 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi; studenti* dai 15 ai 25 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di studenti; cittadini U.E. ultrasessantacinquenni; personale* del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice *è richiesto un documento); soci F.A.I. Gratuito per i residenti e nati nel Comune di Venezia; membri I.C.O.M.; bambini da 0 a 5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate e interpreti turistici che accompagnino gruppi o visitatori individuali; per ogni gruppo di almeno 15 persone, 1 ingresso gratuito (solo con prenotazione); volontari del Servizio Civile; partner ordinari MUVE; possessori MUVE Friend Card.
Offerta famiglie: biglietto ridotto per tutti i componenti, per famiglie composte da due adulti e almeno un ragazzo (dai 6 ai 14 anni).
Offerta scuola: € 5,50 a persona (valida nel periodo 1 settembre – 15 marzo) per classi di studenti di ogni ordine e grado, accompagnate dai loro insegnanti, con elenco dei nominativi compilato dall’Istituto di appartenenza.
Itinerari segreti a Palazzo Ducale: intero: € 20, ridotto € 14 per ragazzi da 6 a 14 anni; studenti da 15 a 25 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi o studenti; cittadini over 65 anni; residenti e i nati nel Comune di Venezia; titolari di Carta Rolling Venice; possessori Venice Card Transport & Culture; acquirenti dei biglietti per i Musei di Piazza San Marco, Museum Pass; possessori del biglietto della Torre dell’Orologio; membri I.C.O.M.; personale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

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