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La fuga dai Piombi di Giacomo Casanova

Il racconto della fuga dalle Prigioni dei Piombi di Venezia: la storia, i ritratti di Giacomo Casanova.

Fuga dai Piombi di Giacomo Casanova a Venezia
La fuga di Casanova dai Piombi

Giacomo Casanova (1725–1798), letterato e antonomasia del seduttore libertino, fu incarcerato dalla Serenissima nella notte tra il 25 e il 26 luglio del 1755 per reati connessi al disprezzo della religione, al libertinaggio e al raggiro di alcuni membri della classe patrizia. A questi capi d'imputazione si aggiungeva l'appartenenza alla massoneria facendo di Casanova un individuo pericoloso per la società veneziana.

Fu così che a trent'anni Giacomo Casanova si trovò incarcerato con la prospettiva di passare i prossimi 5 anni della sua vita - fino ad allora gaudente - in un triste e piccolo ambiente nel sottotetto di Palazzo Ducale.
Sì perché Casanova, contrariamente a quanto si crede, non fu incarcerato nelle Prigioni Nove (quelle attualmente visitabili) ma nei vecchi Piombi, ossia nel sottotetto di Palazzo Ducale. Queste prigioni furono progettate per dare ai carcerati condizioni migliori a quelle dei Pozzi, le prime prigioni del palazzo, che s'inondavano con l'alta marea ed erano infestate dai topi tutto l'anno.

Le Prigioni dei Piombi

I Piombi tuttavia non erano molto meglio dei Pozzi: le celle erano sei o sette sette di cui una metà s'affacciava sul Rio del Palazzo, quello del Ponte dei Sospiri, e l'altra metà sul cortile interno di Palazzo Ducale. Le celle si ricavarono dividendo il volume del sottotetto con delle tramezze di legno che furono irrobustite con lamine di ferro.
Le celle erano poi rivestite di legno e avevano piccole dimensioni; il tetto presentava grandi lastre di piombo, da cui il nome delle Prigioni, per cui la tempratura era rigida in inverno e asfissiante in estate. Ospitavano solo 2 carcerati alla volta e avevano un tetto basso e poca luce al loro interno.

Ovvio che a Casanova, che era alto 1,90 m e abituato ad un'altro stile di vita - l'idea di passare i prossimi 5 anni in quell'ambiente non gli fosse del tutto congeniale. Si decise quindi per la fuga.
Nel frattempo si fece però portare una poltrona da casa e i suoi amati libri per ingannare il tempo necessario alla pianificazione e all'esecuzione di un fuga che è rimasta memorabile in città da più di 260 anni.

La fuga di Casanova dai Piombi

La cella di Casanova era quella che si trova al di sopra della Sala Tre 3 Inquisitori; questi erano 3 patrizi, due scelti nel Condiglio dei X che vestivano di rosso, e uno scelto dal Minor Consiglio che vestiva di nero. Formavano una magistratura istituita nel 1539 volta a proteggere il Segreto di Stato; erano infatti detti Inquisitori alla propagazione dei segreti dello Stato.

Casanova progettò quindi di praticare un foro nel pavimento per calarsi all'interno della Sala dei Tre Inqisitori e darsi alla fuga. Un giorno infatti poté avere accesso alla soffitta del Palazzo Ducale dove trovò un vecchio bullone di una porta lungo circa 20 cm e una lastra di marmo. Lavorando con pazienza il ferro riuscì a ottenere un oggetto appuntito e tagliente quanto bastava per incidere una parete.

Giacomo cominciò dunque a praticare il foro lavorando la notte ma - dopo alcune settimane - fu spostato su un'altra cella più comoda a detta dei secondini. Seppur avvilito per il lavoro fatto inutilmente Casanova poteva sempre contare sull'arnese che era passato nella nuova cella nascosto nella tappezzeria della sua amata poltrona.
Tuttavia i movimenti di Casanova non sfuggirono al suo carceriere, un tale Lorenzo, che quindi decise di far ispezionare la nuova cella ogni giorno. Sempre Lorenzo però comunicò a Casanova la possibilità di scambiare i propri libri con quelli di un altro carcerato che si trovava al piano superiore.

Nella nuova cella entrò in contatto con Marino Balbi, un frate condannato per aver messo incinta tre perpetue in un monastero della laguna. Casanova decise di fuggire con il Balbi ma avrebbe dovuto fargli arrivare lo spuntone evitando l'ispezione carceraria.

E qui ricorse a tutto il suo genio: inserì il ferro all'interno di un grosso volume della Bibbia e lo fece recapitare al Balbi insieme a un piatto di pasta stracolmo di burro fino all'orlo e appoggiato al di sopra del libro. Alle proteste del secondino, preoccupato di sporcare il libro sacro, Casanova pretese che fosse consegnato in tal modo per non sminuire l'importanza e l'incanto del regalo. Il carceriere anche se infastidito alla fine accettò e il passaggio riuscì. Una volta che il Balbi terminò il foro scatto il piano.

La loro fuga fu messa in atto nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre 1756; raggiunsero il tetto per poi rientrare nel palazzo attraverso un abbaino e quindi scendere ai piani inferiori. Ma dato che era il giorno di Ognissanti il Palazzo Ducale era chiuso e deserto. S'affacciò allora a una finestra e chiese aiuto a un guardiano che lo scambiò per un magistrato rimasto chiuso all'interno del palazzo. Questi gli aprì la porta porta d'uscita da cui i due fuggiaschi si defilarono in gondola e immediatamente abbandonarono Venezia.

Della fuga di Casanova la fonte più attendibile è lui stesso poiché registrò minuziosamente ogni spostamento nelle sue memorie Histoire de ma vie: si sa quindi che da Venezia arrivarono in gondola a Mestre e poi in carrozza a Treviso, Feltre, Pergine, Trento, Bolzano dove arriva il 7 novembre. Qui, aiutato dal banchiere Menz, poté raggiungere Monaco di Baviera - dove i due fuggiaschi si separarono - e poi proseguire verso Augusta, Strasburgo e infine Parigi dove la fuga terminò il 5 gennaio 1757.

Per decenni Casanova raccontò l'impresa per il divertimento dei tanti salotti europei che potevano ascoltare dal vivo l'unica impresa riuscita di evasione dalla prigioni veneziane fino alla caduta della Serenissima.


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