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Padiglione Finlandese, Finlandia alla 60° Biennale di Venezia

Il Padiglione Finlandese, Finlandia alla 60° Biennale d'Arte di Venezia: gli artisti del padiglione, le opere, gli orari, i periodi, il costo dei biglietti e la sede espositiva.

Padiglion Finlandese, Finlandia alla 60° Biennale d'Arte 2024 a Venezia
Padiglione Finlandese, Finlandia alla 60° Biennale d'Arte - Padiglione Finlandia, Giardini, Castello - Venezia

(Foto: Vidha Saumya,LongEnough,2021. Cross stitch on Aida cloth, 14 x 17.5 cm.Courtesy theartist)

Mostra in corso dal 20 aprile al 24 novembre 2024

La 60° Biennale Arte aprirà al pubblico il 20 aprile. Ma il 17, 18 e 19 ci saranno le varie vernici ed eventi collaterali che sempre animano improvvisamente la vita artistica veneziana. La cerimonia di premiazione avverrà il giorno dell'apertura al pubblico.

Il titolo dell'edizione 60 della Biennale d'Arte è Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere.

La Mostra si articolerà tra il Padiglione Centrale ai Giardini e l'Arsenale, includendo 213 artiste e artisti provenienti da 88 nazioni. Sono 26 le artiste e gli artisti italiani, 180 le prime partecipazioni nella Mostra Internazionale, 1433 le opere e gli oggetti esposti, 80 nuove produzioni.

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Padiglione Finlandese, Finlandia alla 60° Biennale D'Arte di Venezia

Titolo della mostra al Padiglione Finlandia è The pleasures we choo.

Artisti: Pia Lindman, Vidha Saumya, Jenni-Juulia Wallinheimo- Heimonen.
Curatori: Yvonne Billimore and Jussi Koitela.
Commissari: Frame Contemporary Art Finland.
Sede: Padiglione Finlandia, Giardini - Venezia

Comunicato Stampa del Padiglione Finlandese alla 60° Biennale di Venezia

I piaceri che scegliamo parla dell’inseparabilità di arte e vita. È il risultato di una multiforme cooperazione tra le artiste Pia Lindman, Vidha Saumya e JenniJuulia Wallinheimo-Heimonen, i curatori Yvonne Billimore e Jussi Koitela e la designer architettonica Kaisa Sööt, presentata come mostra al Padiglione della Finlandia alla 60. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.

Confondendo i confini tra arte, architettura e commento sociale il Padiglione della Finlandia vede la collaborazione di tre artiste per cui arte, vita e attivismo sono inestricabilmente intrecciati. Nato come un progetto collettivo, I piaceri che scegliamo si è sviluppato attraverso uno scambio di esperienze condivise e individuali per creare spazi con diversi tipi di “fruizione“, dove i visitatori sono incoraggiati a rivalutare e (ri)considerare le aspettative sociali ordinarie.

Le pratiche di Lindman, Saumya e Wallinheimo-Heimonen sono fortemente legate alle loro esperienze vissute degli squilibri strutturali, ecologici e sociali del nostro mondo. Articolate attraverso un’ampia serie di materiali e processi, che includono disegni, ricami, sculture e cura, le loro opere celebrano il piacere del personale come potente mezzo per reimmaginare il nostro mondo.
Continuando la sua pratica come artista e guaritrice, Pia Lindman esplora il reame del sub-sensoriale. A seguito di un avvelenamento da mercurio, l’artista vive in uno stato di elevata sensibilità del sistema nervoso e dei micro-segnali all’interno del suo corpo, che ha cominciato ad incorporare nella sua pratica artistica. Trasformando questi segnali in manifestazioni materiali – immagini, melodie, parole e colori – Lindman si mette in sintonia con atmosfere, tossine, materialità in differenti condizioni spaziali e sociali. Alla mostra Lindman presenta il Ciclo delle Collettività che interrompono le architetture spaziali e microbiche del padiglione. Ha creato una scultura d’argilla che funziona come condizionatore d’aria ed espone i visitatori alla materia organica della scultura e ai microbi he essa supporta. In apparente contrasto, i “quadri digitali viventi” di Lindman – una serie di opere che emergono dalla sua presente partecipazione online a una comunità di cura Tong Ren – irradiano immagini luminose che lentamente si dissolvono trasformandosi in diverse forme ed energie corporee.

Concentrandosi spesso sull’intricata relazione tra la presenza umana e l’ambiente, l’opera di Vidha Saumya sfida le norme estetiche, il genere, l’accademia e lo stato nazionale. L’opera Alle barricate… la voce ti ha conquistato è presentata come un bricolage di tre distinti lavori. La prima superficie comprende un disegno a penna a sfera sopra un tessuto di seta e rappresenta una serie di individui che attendono in fila. La fila, come materializzazione di un tempo trascorso in attesa, è una creazione della burocrazia e dunque una caratteristica strutturale universale delle nostre vite. Una serie di sculture mimano gli insignificanti detriti sui marciapiedi delle città. Occupando lo spazio liminale tra utilità ed obsolescenza come insensati puntelli di marginalità, i detriti immortali cambiano forma ma non scompaiono. Una costellazione di forme simili a macchie su un tessuto a punto croce: appaiono come toppe di umidità, muffa, inquinanti o tossine. Queste forme si domandano chi e che cosa diventa una fonte di contaminazione nel nostro clima naturale e sociale.

Con la sua opera multi-dimensione Com’è grande la tua oscurità, che contiene un’installazione tessile, una scultura semovente e brevi video, Jenni- Juulia Wallinheimo-Heimonen dirige la nostra attenzione ai discorsi d’odio a cui sono soggette le persone disabili soprattutto all’interno delle industrie dell’assistenza medica e sociale. Attraverso le sue pratiche di artista ed attivista Wallinheimo-Heimonen si fa portavoce della necessità di abbandonare il modello medico della disabilità, in cui le persone con disabilità sono normalmente „trattate“ allo scopo di conformarle alla società, e sostituirlo con un modello sociale in cui sono piuttosto le attitudini e strutture abilistiche ad essere messe in discussione. Le scene fantastiche che crea raccontano le persone disabili come agenti di trasformazione. Sotto l’apparenza di feste, perle e squisito lavoro a punto, la sua opera è fittamente intrecciata con riferimenti ai discorsi d’odio, gli stereotipi e il senso di colpa che le persone disabili sono costrette a sopportare nella loro vita quotidiana.

I piaceri che scegliamo rifiuta l’eccezionalismo dell’arte e il mito dell’artista separato dal mondo. Al contrario sono esattamente le nostre esperienze quotidiane – mettersi in fila, scendere in piazza, ricevere cure mediche, respirare la stessa aria inquinata – che ci rendono consapevoli della coesistenza e ci spingono a creare nuove immagini collettive del futuro. Le opere artistiche sono collegate concettualmente e materialmente attraverso interventi architettonici che sono progettati dalla designer architettonica Kaisa Sööt. Volendo incoraggiare esperienze corporee e multi-sensoriali, I piaceri che scegliamo introduce forme di accessibilità architettonica che supportano le differenti architetture sociali, fisiche e microbiche presenti nel padiglione. L’architettura accomodano accesso e necessità corporee attraverso diversi registri e offre strumenti d’accesso, guide spaziali, e luoghi per riposarsi ed entrare in dialogo con lo spazio e gli altri visitatori.

La mostra é accompagnata da una pubblicazione edita da K. Verlag e Frame Contemporary Art Finland. La pubblicazione è curata da Yvonne Billimore e Jussi Koitela, e disegnata da Samuli Saarinen. Presenta ed estende le pratiche, i processi e le politiche fondamentali del progetto attraverso vari contributi.

ARTISTI

PIA LINDMAN esplora il reame del subsensoriale. A seguito di un’avvelenamento da mercurio, l’artista e guaritrice vive in uno stato di elevata sensibilità del sistema nervoso, che la rende consapevole dei microsegnali all’interno del suo corpo. Lindman trasforma questi segnali in immagini visive, melodie, parole e colori che le permettono di mettersi in sintonia con atmosfere, tossine, materialità in differenti condizioni spaziali e sociali. Ha esposto alla 32. Biennale di São Paulo, al MoMA, al MoMA PS1 e all’HKW di Berlino e ha condotto un periodo di ricerca presso il Centro di Studi Visivi Avanzati del MIT (2004–2007).

La pratica artistica di VIDHA SAUMYA intreccia le nozioni di esilio e utopia, mettendo in questione le norme estetiche e le ecologie socio-politiche. Attraverso il suo umorismo corrodente, le consistenze tattili e le difficili lavorazioni, le sue poesie, disegni, fotografie, video, libri, ricami, sculture, interventi culinari e artefatti digitali divengono al contempo accessibili e intensamente inquietanti. È la cofondatrice e editrice di NO NIIN Magazine e una dei membri fondatori del Museo delle Forme Impossibili.

JENNI-JUULIA WALLINHEIMO-HEIMONEN è un’artista multidisciplinare e attivista della disabilità. La sua arte include scultura, video, performance e attivismo nel contesto delle politiche e delle pratiche legate alla disabilità. Le sue opere affrontano i temi della violenza strutturale, della discriminazione mascherata da gentilezza, e dei problemi delle donne disabili. Wallinheimo-Heimonen ha contribuito a workshop di arte sociale e partecipato a mostre sia in Finlandia che all’estero. Nel 2019 ha ricevuto il premio statale finlandese per l’arte multidisciplinare.

CURATORI

La pratica interdisciplinare di YVONNE BILLIMORE crea le condizioni per un apprendimento collettivo, scambi ed esperienze con particolare attenzione all’intersezione di pratiche femministe ed ecologiche. JUSSI KOITELA è direttore del programma a Frame e curatore indipendente. Il suo lavoro di curatela intreccia arte, metodi di ricerca corporei, spazi urbani, collaborazione, ospitalità e materialità in varie forme espositive e generatrici di conoscenza. Insieme hanno co-curato Prove di ospitalità, il programma pubblico di Frame dal 2019 al 2023.

Informazioni utili per la visita

Orari: dal 20 aprile al 30 settembre dalle 11 alle 19. Dal 1 ottobre al 24 novembre dalle 10 alle 18. Solo Arsenale fino al 30 settembre: venerdì e sabato apertura prolungata fino alle ore 20 (ultimo ingresso: 19.45). Chiuso il lunedì (tranne i lunedì 22 aprile, 17 giugno, 22 luglio, 2 settembre, 30 settembre, 31 ottobre, 18 novembre).
Biglietti: si invita a visitare il sito ufficiale. Biglietto intero in rete € 30.
Telefono: +39.041.5218711; fax +39.041.2728329
E-mail: [email protected]
Sito web: Biennale di Venezia


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