
Padiglione Peruviano, Perù della 60° Biennale d'Arte - Padiglione Peruviano, Arsenale, Castello - Venezia
(Foto: Roberto Huarcaya; Instalación Encuentros de Arles 2023; 3/07/23 - 24/09/23; France)
Mostra in corso dal 20 aprile al 24 novembre 2024
La 60° Biennale Arte aprirà al pubblico il 20 aprile. Ma il 17, 18 e 19 ci saranno le varie vernici ed eventi collaterali che sempre animano
improvvisamente la vita artistica veneziana. La cerimonia di premiazione avverrà il giorno dell'apertura al pubblico.
Il titolo dell'edizione 60 della Biennale d'Arte è Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere.
La Mostra si articolerà tra il Padiglione Centrale ai Giardini e l'Arsenale, includendo 213 artiste e artisti provenienti da 88 nazioni. Sono 26 le artiste e gli artisti italiani, 180 le prime partecipazioni nella Mostra Internazionale, 1433 le opere e gli oggetti esposti, 80 nuove produzioni.
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Padiglione Peruviano, Perù alla 60° Biennale D'Arte di Venezia
Titolo della mostra al Padiglione Peruviano è Tracce Cosmiche – Cosmic Traces – Huellas Cósmicas.
Artisti: Roberto Huarcaya.
Curatori: Alejandro León Cannock.
Commissario: Armando Andrade de Lucio.
Sede: Padiglione Messicano, Arsenale - Venezia
Comunicato Stampa del Padiglione Messicano alla 60° Biennale di Venezia
Al Padiglione Peruviano, il progetto scelto per rappresentare l’essenza del paese è Huellas
Cósmicas, del rinomato artista Roberto Huarcaya (1959 | Lima, Peru), curata da Alejandro León
Cannock (1980 | Lima, Peru). La mostra ha beneficiato della competenza curatoriale apportata da
Joan Fontcuberta (1955 | Barcelona, Spain), Andrea Jösch (1973 | Santiago, Chile) e Amanda
Antunes (1986 | São Paulo, Brazil).
La mostra presenta un’installazione che unisce armoniosamente una collezione di lavori
eccezionali: un fotogramma monumentale meticolosamente concepito dall’artista Roberto
Huarcaya nel cuore della foresta pluviale amazzonica – nello specifico, Bahuaja Sonene National
Park, che si trova nella foresta pluviale di Tambopata, in Perù. Contro questo sfondo
lussureggiante, Huarcaya ha srotolato un rotolo di carta fotosensibile di 30 metri sotto un albero
di palma durante una tempesta, permettendo ai fulmini di lasciare la loro impronta sulla carta
durante la notte. Questo fotogramma è stato sviluppato e fissato in loco, in una camera oscura
allestita nel mezzo della giungla, utilizzando l’acqua dei fiumi vicini. Straordinariamente, i liquidi
rimanenti dal processo di sviluppo sono stati trasportati di nuovo a Lima, assicurando il loro
smaltimento responsabile per l’ambiente. Una scultura di una canoa del talentuoso artista
Antonio Pareja (1945 | Ayacucho, Peru) e una composizione per piano di Mariano Zuzunaga
(1953 | Lima, Peru) completano questo capolavoro visivo.
La proposta emerge all’incrocio tra la fotografia, l’installazione e la land art, sfidando il nostro
approccio nel ri(presentare) l’ambiente. Essa funge da santuario rituale immersivo e fugace,
disegnato per risvegliare la coscienza, accendere l’immaginazione e ispirare la meditazione. Di
conseguenza, incoraggia i visitatori a riconsiderare i loro dintorni da un punto di vista sensitivo e
non strumentale.
TESTO UFFICIALE DEL CATALOGO
Tracce Cosmiche – Alejandro León Cannock
Per più di una decade, il fotografo Roberto Huarcaya ha vagato per il Peru, creando fotogrammi
monumentali che – incrociandosi con la fotografia, l’installazione e la land art – pongono delle
domande rispetto al nostro modo di ri(presentare) e comprendere in nostro ambiente.
Entrambi i fotogrammi (grande formato, la singolarità, l’astrazione, il materiale) e il processo di
produzione (sperimentale, immersivo, euristico, non affrettato) mostrano un metodo creativo che
opera consciamente contro ciò che Flusser descrive come il programma dell’apparato fotografico.
L’opera di Huarcaya corre contro il progetto di estrazione della modernità occidentale, che
incoraggia l’utilizzo di tecnologie “avanzate” (come l’Intelligenza Artificiale) per utilizzare le
immagini (e i loro osservatori) come mezzo per il suo stesso fine: conoscere, controllare, sfruttare e
consumare il mondo. Huarcaya, al contrario, reclama una forza, quella che riconosce
un’idiosincrasia tempo/spazio, ammette che la materia resiste e accetta l’esperienza come
irriducibile.
Egli opera come un mezzo, abbracciando, in parole di Rosa, l’indisponibilità del mondo, unendo
elementi eterogenei (luce, povere, acqua, piante, insetti) su una superficie fotosensibile così da
suscitare tracce (immagini). Questo metodo - che genera una relazione organica (Deleuze direbbe,
rizomatica) di forze tra materiali, circostanze, l’artista e i suoi collaboratori - esprime un umile
consapevolezza dell’esistenza come incerta (sconosciuta). La posizione critica-creativa di Huarcaya
questiona il potere che l’umanità moderna ha reclamato sul mondo, restituendo al cosmo l’azione
che gli è stata negata dalla cultura occidentale (definita, in accordo con Descola, da un’ontologia
naturalistica, e per Honneth, da una politica di reificazione).
Attraverso l’assemblaggio dei lavori (il fotogramma di un albero, una scultura di una canoa e una
composizione per piano), e gli elementi strutturali e ambientali del padiglione, l’installazione
Huellas Cósmicas, concepita specialmente per la Biennale Arte 2024, pone gli spettatori in uno
spazio/tempo esperienziale e indeterminato, sfidando le loro attente abitudini (percettive, emotive
e cognitive), adattate solitamente agli imperativi del sistema neoliberale.
Piuttosto che una proposta di tipo rappresentativo (non parla di questo o quello), l’opera è
performativa: la sua presenza crea un evento immersivo e transitivo. Esso trasforma lo spazio in un
rifugio rituale per stimolare consapevolezza, alimentare l’immaginazione e incoraggiare
Roberto Huarcaya (1959 | Lima, Peru)
Huarcaya ha fondato il Centro de la Imagen (Peru) ed è stato suo direttore dal 1999 al 2022. Il suo
lavoro è stato esposto in svariate esposizioni personali ed è parte di alcune collezioni come la
Maison Européenne de la Photographie (France), Fine Arts Museum, MOLAA – Museo di Arte
Latino americana, CoCA – Center on Contemporary Art and Lehigh University Art Collection
(USA), MALI – Museo di Arte di Lima (Peru). Ha co-curato il magazine Centro de la Imagen, CDI, as
così come il giornale di fotografia latino americano Sueño de la Razón. Era co-direttore alla fiera di
galleria fotografica Lima Photo (Peru). Nel 2012 e 2014 ha co-diretto la Biennale Fotografica di
Lima.
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Informazioni utili per la visita
Orari:
dal 20 aprile al 30 settembre dalle 11 alle 19. Dal 1 ottobre al 24 novembre dalle 10 alle 18. Solo Arsenale fino al 30 settembre: venerdì e sabato apertura prolungata fino alle ore 20 (ultimo ingresso: 19.45). Chiuso il lunedì (tranne i lunedì 22 aprile, 17 giugno, 22 luglio, 2 settembre, 30 settembre, 31 ottobre, 18 novembre).
Biglietti: si invita a visitare il sito ufficiale. Biglietto intero in rete € 30.
Telefono: +39.041.5218711; fax +39.041.2728329
E-mail: aav@labiennale.org
Sito web: Biennale
di Venezia |