
Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana - Museo Guggenheim, Palazzo Venier
dei Leoni, Dorsoduro 701 - Venezia
(Foto: Coccodrillo 1936-1937 Terracotta invetriata 18 x 130 x 42 cm 36-37 SC 6 St. Moritz, Karsten Greve)
Mostra in corso dal
11 ottobre 2025 al 2 marzo 2026
Al Museo Guggenheim arriva la mostra Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, prima personale mai realizzata in ambito
museale ad essere esclusivamente dedicata allʼintera produzione di opere in ceramica di Lucio
Fontana (1899–1968), tra gli artisti più innovativi, e a suo modo irriverenti, del XX secolo.
Comunicato stampa della Mostra Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana
La Collezione Peggy Guggenheim presenta
Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, prima personale mai realizzata in ambito
museale ad essere esclusivamente dedicata allʼintera produzione di opere in ceramica di Lucio
Fontana (1899–1968), tra gli artisti più innovativi, e a suo modo irriverenti, del XX secolo.
Lucio Fontana
Sebbene Fontana sia conosciuto soprattutto per le sue iconiche tele tagliate e bucate degli
anni cinquanta e sessanta, questa mostra pone lʼaccento su una parte meno nota ma
essenziale della sua produzione: il suo lavoro con la ceramica, iniziato in Argentina negli anni
venti e proseguito poi per tutto il corso della sua vita. A cura della storica dellʼarte Sharon
Hecker, si tratta della prima monografica a offrire un esame approfondito della produzione in
ceramica di Fontana. Come osserva Hecker: “A lungo associata allʼartigianato più che allʼarte,
oggi la ceramica di Fontana sta ricevendo una nuova attenzione grazie al rinnovato interesse
per questo materiale nellʼarte contemporanea”.
Con circa settanta opere storiche, alcune delle quali mai esposte prima, provenienti da note
collezioni pubbliche e private, la mostra intende far luce sulla portata della visione scultorea di
Fontana attraverso un materiale come la creta, rivelando come abbia rappresentato, nel corso
degli anni, un terreno di sperimentazione ricco e produttivo. La sua produzione ceramica si
distingue per la varietà di forme, tecniche e soggetti: dalle opere figurative che rappresentano
donne, animali marini, arlecchini e guerrieri, fino alle sculture astratte, il suo approccio allʼargilla
recupera i rituali antichi imposti dalla materia, sui quali interviene in modi innovativi. La sua
pratica ceramica si sviluppa nellʼarco di decenni e in contesti molto diversi: dal primo periodo in
Argentina al ritorno in Italia allʼepoca del Fascismo, seguito da un ulteriore lungo soggiorno in
Argentina durante la guerra e da un nuovo rientro, nel dopoguerra, nellʼItalia della ricostruzione
e del boom economico. Fontana realizzò anche oggetti per interni privati, dai piatti ai crocifissi,
caminetti e maniglie, spesso in collaborazione con importanti designer. Con rinomati architetti
milanesi creò fregi ceramici per facciate di edifici e sculture per chiese, scuole, cinema, hotel,
circoli sportivi e tombe che ancora oggi ornano la città. In mostra sono presenti sia pezzi unici
realizzati a mano che oggetti prodotti in serie, alcuni dei quali sfumano i confini tra le due
categorie.
Lʼesposizione ripercorre la produzione ceramica di Fontana, toccando due continenti e quattro
decenni cruciali, e intrecciando cronologia e temi scultorei in un racconto inedito e dinamico.
La sua produzione proteiforme spazia dalle sculture figurative a forme radicalmente astratte,
specchio dei diversi contesti storici, sociali, politici e geografici in cui Fontana visse e operò. Il
percorso espositivo prende avvio da unʼopera realizzata al suo ritorno in Argentina nel 1926,
Ballerina di Charleston, dopo il trauma della Prima guerra mondiale combattuta da giovane
insieme agli altri “ragazzi del ʼ99”. Da qui si prosegue nellʼItalia del periodo fascista, dove, nei
primi anni trenta, lʼartista crea piccole terrecotte intime, non smaltate e con leggeri tocchi di
colore, come Ritratto di bambina (1931) o Busto femminile (1931), per poi approdare alla stagione
degli straordinari esperimenti con gli smalti, resa possibile grazie alla collaborazione con gli
artigiani di Albisola. A questo periodo appartengono opere affascinanti quali Coccodrillo
(1936-37), Medusa (1938-39), Donna seduta (1938) e il maestoso Torso Italico (1938). Durante la
Seconda guerra mondiale Fontana torna nuovamente in Argentina, dove continua a lavorare
la ceramica, per poi rientrare ancora una volta nellʼItalia del dopoguerra. Qui, la ricostruzione
del Paese e il boom economico si intrecciarono con la sua produzione ceramica che si
espande, iniziando un proficuo dialogo con il mondo del design. Fontana realizza piatti,
crocifissi, forme astratte, tutte opere che indagano le origini stesse dellʼantica pratica della
ceramica. Una sala è poi dedicata ai ritratti più personali delle figure femminili che fecero parte
della sua vita, testimonianza dellʼintima relazione che Fontana ebbe tanto con le donne da lui
ritratte – dalla moglie Teresita Rasini, alla scrittrice e intellettuale Milena Milani, unica donna
firmataria del Manifesto dello Spazialismo, alla ceramista Esa Mazzotti – quanto con la
materia. La mostra mette in risalto la forza materica della creta, liscia, ruvida, incisa, grezza,
dipinta, smaltata, tagliata, bucata, e lʼinnovativa capacità di Fontana di intrecciare i linguaggi
dellʼarte e dellʼartigianato, del design e della manualità. Non mancano fotografie dʼarchivio che
ritraggono Fontana al lavoro, testimonianza di un artista collaborativo, profondamente in
sintonia con materiali, processi, persone e luoghi.
Ad accompagnare lʼesposizione, un cortometraggio inedito, Le ceramiche di Lucio Fontana a
Milano, appositamente commissionato e realizzato dal regista argentino Felipe Sanguinetti.
Concepito come parte integrante del percorso espositivo, il film conduce il pubblico in un
viaggio cinematografico attraverso diversi luoghi della città di Milano, dal Cimitero
Monumentale allʼIstituto Gonzaga, Fondazione Prada, Villa Borsani, Chiesa di San Fedele,
Museo Diocesano, per raccontare le opere ceramiche che Fontana realizza grazie alla
collaborazione con importanti architetti italiani, tra cui Osvaldo Borsani, Roberto Menghi, Mario
Righini, Marco Zanuso. Tutti interventi site-specific, integrati nel tessuto architettonico e urbano
della città, che non hanno potuto essere fisicamente trasportati nelle sale museali, ma che
rivivono grazie alle immagini potenti e affascinanti di questo film, fruibile negli spazi antistanti
la mostra.
Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana invita il pubblico a riconsiderare Fontana non solo
come pioniere dello Spazialismo e dellʼarte concettuale, ma come scultore, un artista
profondamente legato alla materia, attento al potenziale tattile ed espressivo della creta. La
mostra vuole inoltre sollevare nuove questioni di ordine storico, materiale e tecnico sulla sua
pratica ceramica, che un critico dellʼepoca definì come la sua “altra metà” e “seconda anima”.
In contrasto con lʼimmagine consolidata di Fontana come figura ipermaschile ed eroica che
taglia le sue tele con un cutter, lʼesposizione rivela un lato più informale, profondo e
collaborativo dellʼartista, radicato nella fisicità morbida dellʼargilla e plasmato da relazioni
durature, come quella con il ceramista e poeta Tullio dʼAlbisola e la manifattura ceramica
Mazzotti di Albisola. Come afferma la curatrice: “Lʼargilla emerge come un contenitore di
sperimentazione vitale, di molteplicità e fertilità”.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo illustrato, pubblicato da Marsilio Arte, che
include nuovi saggi critici della curatrice Hecker, e di Raffaele Bedarida, Luca Bochicchio, Elena
Dellapiana, Aja Martin, Paolo Scrivano, Yasuko Tsuchikane, tutti dedicati alla pratica ceramica
di Fontana e ai suoi contesti storici, sociali e culturali.
Completa lʼesposizione un articolato programma di attività collaterali gratuite, volte ad
approfondire e interpretare la pratica e il linguaggio visivo dellʼartista, realizzate grazie alla
Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz.
Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana è sostenuta da Bottega Veneta.
Informazioni utili per la visita
Orari: dalle 10.00
alle 18.00. Chiuso il martedì e il 25 dicembre.
Biglietti:
intero € 17; ridotto € 15 e € 10 (consultare il sito per le
varie categorie in riduzione); gratuito per bambini fino a 10 anni.
Telefono: +39.041.2405411
Sito web: Peggy
Guggenheim Collection |