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Scuola
di S. Giorgio degli Schiavoni
Orario:
Tutto i giorni 9.00/12.00 - 15.00/18.00, chiuso il Lunedì.
Ingresso: L. 5.000/3.000.
Telefono: 041-5228828
Indirizzo:
3259/a, Calle dei Furlani - Castello - Venezia
Pur
non rientrando tra le “grandi”, la Scuola degli Schiavoni riveste comunque
un significato importante nella storia sociale e artistica della città
lagunare.
Fondata ufficialmente nel 1451 essa testimonia l’ormai cospicua presenza
della colonia dalmata (gli Schiavoni appunto): i rapporti che Venezia
ebbe con questa area geografica dell’alto Adriatico furono fin dall’antichità
frequenti e s’intensificarono allorquando nel corso del XV° secolo i
territori passarono sotto il dominio della Serenissima. A quel punto,
tutti coloro che da quella terra traevano origini sentirono l’esigenza
di riunirsi in una sede che potesse riconoscere e testimoniare la loro
identità e cultura. Venne così acquistato l’ex ospedale di S.Caterina
sotto il patronato di S.Giorgio. I primi fondi raccolti tra i fedeli
furono impegnati nel restauro della sede: fu così creata la sala al
piano terra per le funzioni religiose mentre la sala al piano superiore
venne, come di consueto, adibita alle riunioni della Confraternita.
Probabilmente la Scuola, pur nel consistente numero dei propri associati
e del loro solidale appoggio, sarebbe rimasta una delle tante associazioni
minori, se non fosse che agli inizi del nuovo secolo, nel 1502, la Scuola
ricevette una di quelle donazioni (similmente a S.Giovanni Evangelista)
che ne procurò una fama smisurata.
Il patriarca di Gerusalemme morente, infatti, consegnò al capitano delle
truppe veneziane in Grecia, la reliquia di S.Giorgio: al momento del
ritorno in patria, la reliquia venne consegnata alla Scuola che ne consacrava
il santo.
A ciò si aggiunga che nello stesso anno, il Carpaccio ,
a cui erano state commissionate alcune opere, consegna i suoi primi
lavori, relativi al ciclo di S.Girolamo, nonché a S.Matteo e S.Agostino
e ovviamente a S.Giorgio: capolavori dove il Carpaccio raggiunge la
perfezione della propria poetica pittorica.
A metà del secolo XVI° viene modificato il prospetto frontale: esso
assume una connotazione marmorea che lo porta fino ai giorni nostri.
Con la nota soppressione napoleonica di inizio ottocento, la Scuola
come altre rischia di venire cancellata per sempre: solo il buon senso
di Eugenio Napoleone stesso, portò al ritiro del decreto, permettendo
alla Confraternita degli Schiavoni di giungere ai giorni nostri.
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