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La
chiesa di San Giorgio è una delle più imponenti
realizzazioni veneziane di Andrea Palladio. La prima pietra fu posta
nel 1566, quando Palladio a Venezia aveva già progettato La facciata
di San Francesco della Vigna, le Zitelle e Il Redentore, ma il completamento
dell'edificio avvenne dopo la morte dell'architetto e fu completata
con l'aiuto di Simon Sorella. La facciata presenta quei costanti
richiami all'architettura classica - timpano centrale, colonne corinzie,
basamento - perfettamente mediati con la funzionalità liturgica
richiesta dall'edificio che modificò il paesaggio lagunare, trasformando
un luogo allora periferico in uno spazio urbano. La tripartizione
della facciata corrisponde alle tre navate interne sormontate da
un enorme cupola in corrispondenza dell'incrocio dei due assi della
pianta a croce latina.
L'ampia volta
a botte del soffitto è sorretta da pilastri compositi. La chiesa
conserva dei capolavori assoluti del rinascimento pittorico veneziano;
in primis L'Ultima cena di Tintoretto (1594), in cui l'artista porta
sulla tela l'effetto della luce artificiale che arriva ad annullare
il colore. Mai come in questo quadro la luce diviene il simbolo
dell'accesa spiritualità dell'artista. Sempre sull'altar maggiore
Il cader della manna in cui la scena all'aria aperta permette a
Tintoretto di mettere a frutto la sua grande abilità di paesista.
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