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SAN GIORGIO
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Nel 982 il doge Tribuno Memmo decise di donarla al monaco benedettino Giovanni Morosini il quale divenne il primo abate del monastero costruito in seguito alla bonifica di alcuni terreni adiacenti la chiesa. L'Abbazia di San Giorgio assunse presto un ruolo fondamentale nel panorama culturale e religioso della città mentre l'isola cambiava lentamente il suo volto arricchendosi di nuovi edifici. Nel corso del '500 la Chiesa di San Giorgio Maggiore assunse l'attuale aspetto ad opera del grande architetto Andrea Palladio il quale progettò un edificio monumentale apponendovi una facciata d'ispirazione classicheggiante. Del Palladio anche il chiostro ed il Refettorio destinato ad ospitare la grande tela Le Nozze di Cana di Paolo Veronese. Nel '600 nuovi lavori commissionati all'architetto Baldassarre Longhena elevarono ulteriormente il contenuto artistico dell'isola di San Giorgio Maggiore: lo scalone d'onore (1643), una nuova facciata del monastero (1652), il noviziato (1657), l'infermeria (1677) e la foresteria (1680). Ad interrompere questa tendenza intervenne Napoleone Bonaparte, sceso in Italia alla fine del '700, il quale si dedicò con scrupolo a spoliare i tesori d'arte di Venezia. San Giorgio non fu immune da questo "morbo francese" perdendo in pochi anni molte dei capolavori che custodiva tra i quali la grande tela delle Nozze di Cana del Veronese, oggi esposta al Louvre. Con il passaggio di Venezia agli Austriaci sancito dal Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) lo scempio non si arrestò: nel 1807 fu chiuso il monastero benedettino e l'Isola divenne porto franco, fu costruita la darsena ancora presente oggi e grandi magazzini. In seguito ai moti rivoluzionari del 1848 gli Austriaci decisero di trasformare l'isola in un presidio militare, funzione che mantenne anche dopo la cacciata degli Austriaci e l'annessione al Regno d'Italia di Venezia (21 ottobre 1866), ma ben presto l'isola cadde in uno stato di forte degrado interrotto solamente dalla sua assegnazione da parte del Demanio alla famiglia Cini la quale per contro s'impegnò di realizzare un progetto di restauro filologico dell’antico monastero benedettino destinandolo infine ad ospitare la sede della Fondazione Cini. Nel 1954, in seguito ad una bonifica ambientale, venne inaugurato il Teatro Verde, che ancora oggi ospita eventi e manifestazioni d'arte. Per merito della Fondazione Cini furono aperti anche un Centro di Cultura e Civiltà, un Centro Arti e Mestieri e un Centro Nautico. |
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